21.06.2026 – Donne, Istruzione, Libertà
DONNE, ISTRUZIONE, LIBERTÀ
Solidarietà per i diritti delle donne afghane 🕊️
Domenica 21 giugno – Bellinzona
زن، تحصیل، آزادی
همبستگی برای حقوق زنان در افغانستان
۲۱ ژوئن بلینزونا


DONNE, ISTRUZIONE, LIBERTÀ
Solidarietà per i diritti delle donne afghane 🕊️
Domenica 21 giugno – Bellinzona
زن، تحصیل، آزادی
همبستگی برای حقوق زنان در افغانستان
۲۱ ژوئن بلینزونا


Echi di storia Festival mira in ogni edizione a spaziare nel tempo, dall’età antica alla contemporanea, su temi di grande rilevanza con un approccio multidisciplinare, inteculturale e multigenerazionale.
Mettere al centro del discorso la storia e la Svizzera italiana come luogo d’incontro vuol dire, in un’ottica di public history, aprirsi al valore della transnazionalità e della libertà di ricerca e di pensiero.
Il Festival ha un obiettivo e una finalità: per un pubblico il più ampio e composito possibile coniugare i grandi temi della storiografia con la capacità di divulgazione. Senza offrire soluzioni semplicistiche, vuole aprire il pubblico alla riflessione e a interrogare il presente alla luce del passato.
Il tema della 3a edizione di Echi di Storia Festival, “Popoli”, nasce dalla volontà di esplorare le basi della convivenza umana, costruita attorno alla convinzione di appartenere a un gruppo comune.
Dall’antichità a oggi la parola popolo ritorna costantemente nel discorso politico, giuridico, religioso, culturale e storiografico, ma non conserva mai un significato unico e stabile. Che cosa si intende quando si parla di popolo?
Di quale realtà si parla quando si evocano il popolo sovrano, il popolo eletto, il popolo in armi, il popolo della nazione, i popoli senza Stato, i popoli oppressi, i popoli “primitivi”, i popoli d’Europa, i popoli dell’Oriente?
E che cosa accade quando questa parola viene usata per unire, per distinguere, per escludere, per gerarchizzare?
Nel corso dell’età moderna e contemporanea questa parola ha assunto significati molto diversi. Nell’Ottocento si è intrecciata ai processi di costruzione degli Stati nazionali e alle idee di lingua, cultura e destino condiviso. Nel Novecento si è saldata, in alcuni contesti, alle teorie della razza, alle ideologie totalitarie, alle pratiche di esclusione e di persecuzione; in altri, è divenuta parola di rivendicazione democratica, di liberazione, di autodeterminazione.
Oggi, in un mondo segnato dalla mobilità globale, dal pluralismo culturale e dalla crisi delle appartenenze tradizionali, il concetto di popolo continua a occupare il centro del dibattito pubblico, attraversato da tensioni tra identità nazionali e integrazione sovranazionale, tra memorie collettive e narrazioni concorrenti, tra sovranità, confini e interdipendenze economiche.
Echi di Storia intende collocare queste tensioni entro una prospettiva storica di lunga durata, sottraendole alla semplificazione del dibattito immediato e restituendo complessità alle parole che usiamo.
Il percorso dell’edizione 2026 attraversa epoche e spazi diversi, dall’Europa dei nazionalismi ottocenteschi alle fratture del Novecento, dai Balcani a trent’anni dagli accordi di Dayton alle dinamiche del Medio Oriente contemporaneo, dalle vicende della minoranza jenisch in Svizzera al cosiddetto Grande Gioco in Asia centrale, fino alla riflessione sul rapporto tra lingua, razza e costruzione dell’identità collettiva.
In questo intreccio di temi e contesti, il Festival mette in dialogo la storia delle idee con la storia sociale e politica, la dimensione europea con quella globale.
Ieri, 4 maggio, ONG, sindacati e associazioni della società civile attive in Ticino hanno
celebrato la Giornata internazionale della libertà di stampa con una serata pubblica
all’Auditorium USI a Lugano. Tre cortometraggi presentati all’ultima edizione del DIG
(Documentari Inchieste Giornalismi) Festival hanno mostrato la catastrofica situazione della
libertà di stampa a Hong Kong, Gaza e Iran. Zone di guerra dove i giornalisti vengono
incarcerati e spesso uccisi nello svolgimento della loro professione. Philip Di Salvo,
accademico esperto di giornalismo, giornalista e membro del comitato direttivo del DIG
Festival, ha ricordato che a Gaza sono stati uccisi più giornalisti che in tutte le guerre del
secolo scorso. Nel dibattito che è seguito, a cura della giornalista Natascia Bandecchi, si è
parlato della situazione della libertà di stampa, dei pericoli per la democrazia, dei rischi della
disinformazione sui social e della sfida dell’intelligenza artificiale.
Passaggi ~ Rete Uno ~ RSI
17 min ~ Isabella Visetti ~ iStock
Il dibattito della serata “Verità sotto attacco: la libertà di stampa oggi” può essere ascoltato
qui:

Tre cortometraggi provenienti da altrettanti luoghi in cui il diritto di informare e di essere informati sono particolarmente minacciati, saranno lo spunto di una serata dedicata alla Giornata internazionale della libertà di stampa, lunedì 4 maggio 2026 all’Auditorium USI. Questi esempi concreti della minaccia su informazione e democrazia, illustrati nelle opere in concorso all’ultima edizione di DIG Festival di Modena, daranno spazio a una discussione con Philip Di Salvo, membro del comitato direttivo del festival, incentrata sulla situazione della libertà di stampa nel mondo, in Svizzera e in Ticino.
Appuntamento: lunedì 4 maggio 2026 alle ore 20.00, all’Auditorium USI a Lugano (via Giuseppe Buffi 13). Ingresso libero.
Qual è lo stato di salute del giornalismo?
Un invito a riflettere non solo sullo stato del settore, ma anche sulla democrazia stessa. Una cittadinanza ben informata, da una stampa libera, è un tassello indispensabile per la protezione di un sistema democratico sano e funzionante. In un’epoca in cui la disinformazione è diventata un’arma di guerra, uno strumento attorno a cui ruotano i tanti conflitti armati che insanguinano il nostro pianeta, interrogarsi è estremamente urgente e necessario.
In occasione della Giornata internazionale della libertà di stampa, ONG, sindacati e associazioni della società civile attive in Ticino propongono una serata di riflessione a partire da tre cortometraggi presentati all’ultima edizione del DIG (Documentari Inchieste Giornalismi) Festival, che si tiene ogni autunno a Modena.
I cortometraggi in programma:

“24 hours in Gaza”
(11 min, 2025 – Al Jazeera)
Un uomo sopravvive a tre bombardamenti israeliani nonostante si fosse rifugiato in zone considerate “sicure”.
I tre cortometraggi presentati offrono tre spaccati di realtà diventate il simbolo delle violazioni delle libertà, inclusa quella di informare (e ricevere informazioni verificate) su quanto sta accadendo nel proprio paese e nel resto del mondo. Segue incontro con Philip Di Salvo, accademico esperto di giornalismo, giornalista e membro del comitato direttivo del DIG Festival, moderato dalla giornalista Natascia Bandecchi.
Lunedì 4 maggio 2026, ore 20.00, Auditorium USI a Lugano (via Giuseppe Buffi 13). Ingresso libero.
Un evento promosso da:

Ascolta la registrazione della discussione post-proiezione qui:
Dibattito pubblico sulle rotte migratorie verso l’Europa.
L’aumento dei conflitti, il rafforzamento di gruppi estremisti e regimi autoritari, la crescita della povertà e delle catastrofici naturali, più numerose e violente a causa dei cambiamenti climatici, costringe sempre più persone ad abbandonare la propria terra.
Venerdì 13 febbraio 2026, ore 20.00
Mendrisio
presso La Filanda
Relatori:
Anna Bernasconi, giornalista e regista d’inchiesta RSI
Paolo Bernasconi, avvocato, ex procuratore pubblico
Un/a rappresentante di Medici Senza Frontiere
Don Giusto Della Valle, parroco delle parrocchie di Rebbio e Camerlata
Davide Mattei, giornalista e regista d’inchiesta
Moderatore: Emiliano Bos, giornalista RSI
La denuncia di Bring Kids Back to Ukraine, che collabora anche con la Svizzera. Storie di giovanissimi strappati al proprio Paese, se non alla vita
di Roberto Antonini per LaRegione.
Può certamente sorprendere la disinvoltura con la quale parte dell’opinione pubblica, degli intellettuali e della classe politica è pronta a rinunciare a una delle grandi conquiste democratiche. Basterebbe tuttavia leggere o rileggere ‘Il Rinoceronte’, pièce teatrale scritta alla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso da Eugène Ionesco, per ricordarci quanto fragile da sempre sia la difesa della nostra libertà e quanto breve sia il passaggio che conduce dalla resistenza alla resa.
Di fronte a un’epidemia di ‘rinocerontite’, il protagonista Berenger si ritrova ad essere l’unico a non cedere alla metamorfosi da essere umano in pachiderma cornuto. Cupa metafora quanto mai attuale: con in testa gli Stati Uniti dell’abbietto Trump, il ruolo oppressore che schiaccia i diritti fondamentali avanza a ritmo incalzante. Senza incontrare grandi resistenze.
Washington assedia il Venezuela, minaccia la Danimarca, bombarda l’Iran o la Nigeria, impone agli stranieri che entrano in territorio statunitense di mostrare la cronologia di cinque anni sui profili social, dieci anni di email, numeri di telefono, Thierry Breton, commissario europeo che ha avuto l’ardire di stillare le direttive (Dsa) che limitano i poteri dei tecnomonarchi Dsa, si vede precisare l’entrata negli Stati Uniti; Mosca applaude, ammicca l’estrema destra, sonnecchiano i liberali, ma anche gran parte della sinistra è poco reattiva. Il fascino per autocrati e dittatori non conosce frontiere.
Nel ‘Discorso sulla servitù volontaria’, a metà Cinquecento Étienne de la Boétie sosteneva che il potere tirannico poteva esser esercitato solo fintanto che i sudditi lo permettevano. Con narrazioni arzigogolate, vertiginose arrampicate sugli specchi, oggi si trovano sempre buonsensuali e fini più facili nella lunga tradizione sofistica per giustificare violazioni dei diritti fondamentali, soffocamento delle libertà, ma pure invasioni, guerre e massacri. Sono abbastanza rari quanti – come il filosofo marxista sloveno Slavoj Žižek (Trump e il fascismo liberale) – riescono a mantenere saldo il timone per denunciare i nuovi ‘fascismi’ in salsa americana, russa o, nella sua forma razziale e oggi più atroce, israeliana. Ben più frequenti sono i sentimenti preconcetti, le gabbie mentali, che si nutrono di buffi distinguo (‘Sì, è vero, però non bisogna dimenticare che…’, e via con una valanga di pretesti e ghiribizzi) per spiegarci che Netanyahu è un criminale, ovvio, ma non Putin. O viceversa.
Scegliere il modello X: capitalismo e consumismo sfrenati, regime di sorveglianza, la libertà ormai ridotta a un lusso optional. L’Europa al momento resiste al grande fascino dispotico. Eppure anche il nostro edificio vacilla: la forza centrifuga dei sovranismi lo minaccia, ed è forte la pressione delle lobby, come quella tenace che in Italia vorrebbe imbavagliare le critiche allo stato ebraico mettendole fuori legge, assimilando antisionismo ad antisemitismo.
Bruxelles sanziona l’ex colonnello svizzero Jacques Baud, Baud, che piace al Cremlino (ospite regolare di Russia Today, mentre molti giornalisti russi marciscono in carcere), e autore di sconce e mendaci tesi complottiste a uso dei boccaloni da social. La libertà di opinione può avere dei limiti. Vero. Però la censura deve rimanere l’ultima ratio. In democrazia zittire è segno di debolezza, non di forza.:
Fonte: https://www.laregione.ch/opinioni/commento/1893497/liberta-anni-forza-puo-diritti
Lugano, sabato 13 dicembre 2025
Università della Svizzera italiana (USI), Auditorium – 8.30
Cinema LUX Art House, Massagno
ore 20:30
entrata libera
“Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona”
Articolo 3, Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, 10 dicembre 1948
Amnesty International, Film Festival Diritti Umani Lugano (FFDUL) e Fondazione Diritti Umani Lugano ricordano insieme la Giornata internazionale dei Diritti Umani, 10 dicembre, invitando alla visione di un documentario intenso che porta lo spettatore a confrontarsi direttamente con la realtà vissuta quotidianamente dalla popolazione palestinese nella Striscia di Gaza.
“Put your soul on your hand and walk” , già inserito nel programma del Film Festival Diritti Umani 2025 e riproposto al pubblico in occasione di questa giornata dedicata alla promozione dei diritti fondamentali, nasce dalla necessità urgente per la regista franco-iraniana Sepideh Farsi di dare una voce a chi vive e fa vivere Gaza, affinché potessero essere loro a raccontare l’impatto del genocidio in corso sulla quotidianità.
Per un anno, a partire dall’aprile 2024, la regista comunica con la 24enne fotografa palestinese Fatma Hassona. Farsi documenta la nascita di questa amicizia filmando le videochiamate, attese con ansia e trepidazione da entrambe le protagoniste. Perché se per Sepideh gli occhi di Fatma sono una finestra aperta su Gaza, per Fatma il dialogo con Sepideh è un fondamentale collegamento con il mondo oltre Gaza, che la giovane donna sogna di poter scoprire un giorno.
Le due donne condividono con il pubblico il video-diario della loro amicizia, segnato dal rumore di droni, aerei e bombardamenti e dall’energia vitale di Fatma, solo in parte intaccata da difficoltà quotidiane, stanchezza e fame. Un anno di guerra, certo, ma anche di sorrisi, vita e resilienza di Fatma e della popolazione di Gaza martoriata. Fatma è stata uccisa insieme a 6 membri della sua famiglia da un attacco israeliano che il 16 aprile 2025 ha colpito la loro casa. Il giorno prima, nella loro ultima chiamata, Sepideh Farsi le annunciava che il documentario era stato selezionato per il Festival di Cannes, invitandola ad essere lì con lei per presentarlo al mondo.
“Put your soul on your hand and walk” (Francia, Palestina, Iran, 2025, 115’) è un film necessario, urgente, che non ha attualmente distribuzione sul nostro territorio. Un’opera che rimane nel cuore e nella mente, insieme alla risata di Fatma. Nella Giornata internazionale dei Diritti Umani, questo documentario esorta a chiedere rispetto e giustizia per tutte le vittime civili dei conflitti che scuotono il mondo.

📅 Martedì 2 dicembre 2025 – ore 19.00
📍 GranRex, Locarno
🎟️ Ingresso libero
Partecipano:
Paolo Bernasconi, Vanni Bianconi, Michela Trisconi
Tavola rotonda moderata dal giornalista Nicola Lüönd per chiarire come volontariato, quadro giuridico e dinamiche migratorie contribuiscano, insieme, alla costruzione contemporanea della pace.