Un festival per portare il tema dei Diritti Umani al centro di dibattiti e proiezioni, per promuovere la presa di coscienza dell’importanza di questi argomenti tra un ampio pubblico, per dare voce ad autrici e autori che nel cinema trovano un mezzo di espressione e di libertà, per denunciare le violazioni dei Diritti Umani senza condiscendenza e per dare spazio a coloro che già s’impegnano per il rispetto di questi diritti, per sostenere e dare visibilità a quelle campagne che operano in favore della dignità umana.
Otto giorni di festival, un Concorso di lungometraggi, proiezioni dedicate al pubblico scolastico, eventi off e incontri a dimostrazione di come il cinema continua ad essere luogo di testimonianza e occasione di riflessione.
Sabato 12 settembre 2026, dalle 11:00 alle 17:00, il Parco Ciani di Lugano ospiterà la 23ª edizione di Mondo al Parco, la manifestazione dedicata alla solidarietà, all’integrazione e alla cooperazione internazionale allo sviluppo.
Promossa dalla Città di Lugano (Divisione Socialità) e dalla FOSIT – Federazione delle ONG della Svizzera italiana, con il sostegno del Programma d’Integrazione Cantonale (PIC) e delle AIL SA, la manifestazione riunirà circa 60 comunità culturali, associazioni e organizzazioni non governative attive in Ticino e nel mondo.
Per un’intera giornata il pubblico avrà l’opportunità di conoscere da vicino le attività e i progetti delle realtà presenti, dialogare con volontarie e volontari e scoprire come, attraverso l’impegno quotidiano, si promuovano inclusione sociale, solidarietà e sviluppo sostenibile, sia sul territorio sia nei Paesi del Sud globale.
Passeggiando tra gli stand sarà possibile esplorare simbolicamente quattro continenti, visitare la mostra dedicata ai 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030, degustare specialità gastronomiche provenienti da diversi Paesi, acquistare prodotti di artigianato e partecipare ad attività culturali, artistiche e ricreative pensate per tutte le età.
Le attività
Tra i momenti principali della giornata:
Progetti nel mondo dal Ticino solidale, una mostra che presenta 17 progetti di cooperazione internazionale realizzati da ONG della Svizzera italiana in 15 Paesi;
stand informativi di associazioni, ONG e comunità culturali;
attività artistiche, musicali e laboratori per bambini e adulti;
artigianato e specialità gastronomiche provenienti da tutto il mondo.
Informazioni pratiche
Sabato 12 settembre 2026 Ore: 11:00–17:00 Luogo: Parco Ciani, Lugano
L’ingresso è gratuito.
In caso di pioggia la manifestazione sarà annullata. In caso di tempo incerto, gli aggiornamenti saranno pubblicati sulla pagina Facebook della FOSIT.
Vi aspettiamo per trascorrere insieme una giornata all’insegna dell’incontro, della cooperazione e della solidarietà!
Echi di storia Festival mira in ogni edizione a spaziare nel tempo, dall’età antica alla contemporanea, su temi di grande rilevanza con un approccio multidisciplinare, inteculturale e multigenerazionale.
Mettere al centro del discorso la storia e la Svizzera italiana come luogo d’incontro vuol dire, in un’ottica di public history, aprirsi al valore della transnazionalità e della libertà di ricerca e di pensiero.
Il Festival ha un obiettivo e una finalità: per un pubblico il più ampio e composito possibile coniugare i grandi temi della storiografia con la capacità di divulgazione. Senza offrire soluzioni semplicistiche, vuole aprire il pubblico alla riflessione e a interrogare il presente alla luce del passato.
Il tema della 3a edizione di Echi di Storia Festival, “Popoli”, nasce dalla volontà di esplorare le basi della convivenza umana, costruita attorno alla convinzione di appartenere a un gruppo comune.
Dall’antichità a oggi la parola popolo ritorna costantemente nel discorso politico, giuridico, religioso, culturale e storiografico, ma non conserva mai un significato unico e stabile. Che cosa si intende quando si parla di popolo?
Di quale realtà si parla quando si evocano il popolo sovrano, il popolo eletto, il popolo in armi, il popolo della nazione, i popoli senza Stato, i popoli oppressi, i popoli “primitivi”, i popoli d’Europa, i popoli dell’Oriente?
E che cosa accade quando questa parola viene usata per unire, per distinguere, per escludere, per gerarchizzare?
“Popolo” non è una categoria stabile né innocente. Non rinvia a un dato naturale, ma a una costruzione storica, a una forma di autorappresentazione collettiva, a un dispositivo insieme politico e simbolico che muta nel tempo e che può includere o escludere, emancipare o subordinare, unire o dividere.
Nel corso dell’età moderna e contemporanea questa parola ha assunto significati molto diversi. Nell’Ottocento si è intrecciata ai processi di costruzione degli Stati nazionali e alle idee di lingua, cultura e destino condiviso. Nel Novecento si è saldata, in alcuni contesti, alle teorie della razza, alle ideologie totalitarie, alle pratiche di esclusione e di persecuzione; in altri, è divenuta parola di rivendicazione democratica, di liberazione, di autodeterminazione.
Oggi, in un mondo segnato dalla mobilità globale, dal pluralismo culturale e dalla crisi delle appartenenze tradizionali, il concetto di popolo continua a occupare il centro del dibattito pubblico, attraversato da tensioni tra identità nazionali e integrazione sovranazionale, tra memorie collettive e narrazioni concorrenti, tra sovranità, confini e interdipendenze economiche.
Echi di Storia intende collocare queste tensioni entro una prospettiva storica di lunga durata, sottraendole alla semplificazione del dibattito immediato e restituendo complessità alle parole che usiamo.
Il percorso dell’edizione 2026 attraversa epoche e spazi diversi, dall’Europa dei nazionalismi ottocenteschi alle fratture del Novecento, dai Balcani a trent’anni dagli accordi di Dayton alle dinamiche del Medio Oriente contemporaneo, dalle vicende della minoranza jenisch in Svizzera al cosiddetto Grande Gioco in Asia centrale, fino alla riflessione sul rapporto tra lingua, razza e costruzione dell’identità collettiva.
In questo intreccio di temi e contesti, il Festival mette in dialogo la storia delle idee con la storia sociale e politica, la dimensione europea con quella globale.
Tre cortometraggi provenienti da altrettanti luoghi in cui il diritto di informare e di essere informati sono particolarmente minacciati, saranno lo spunto di una serata dedicata alla Giornata internazionale della libertà di stampa, lunedì 4 maggio 2026 all’Auditorium USI. Questi esempi concreti della minaccia su informazione e democrazia, illustrati nelle opere in concorso all’ultima edizione diDIG Festival di Modena, daranno spazio a una discussione con Philip Di Salvo, membro del comitato direttivo del festival, incentrata sulla situazione della libertà di stampa nel mondo, in Svizzera e in Ticino.
Appuntamento: lunedì 4 maggio 2026 alle ore 20.00, all’Auditorium USI a Lugano (via Giuseppe Buffi 13). Ingresso libero.
Qual è lo stato di salute del giornalismo?
Un invito a riflettere non solo sullo stato del settore, ma anche sulla democrazia stessa. Una cittadinanza ben informata, da una stampa libera, è un tassello indispensabile per la protezione di un sistema democratico sano e funzionante. In un’epoca in cui la disinformazione è diventata un’arma di guerra, uno strumento attorno a cui ruotano i tanti conflitti armati che insanguinano il nostro pianeta, interrogarsi è estremamente urgente e necessario.
In occasione della Giornata internazionale della libertà di stampa, ONG, sindacati e associazioni della società civile attive in Ticino propongono una serata di riflessione a partire da tre cortometraggi presentati all’ultima edizione del DIG (Documentari Inchieste Giornalismi) Festival, che si tiene ogni autunno a Modena.
I cortometraggi in programma:
“24 hours in Gaza” (11 min, 2025 – Al Jazeera)
Un uomo sopravvive a tre bombardamenti israeliani nonostante si fosse rifugiato in zone considerate “sicure”.
“Hong Kong: Law and Order” (25 min, 2025 – France24)
Attivisti per la libertà e sostenitori del regime cinese, a dieci anni dalla “rivoluzione degli ombrelli”.
“Songs from the Inside” (14 min, 2025 – BBC Eye)
Tre donne imprigionate nel carcere iraniano di Evin per aver protestato contro lo hijab obbligatorio.
I tre cortometraggi presentati offrono tre spaccati di realtà diventate il simbolo delle violazioni delle libertà, inclusa quella di informare (e ricevere informazioni verificate) su quanto sta accadendo nel proprio paese e nel resto del mondo. Segue incontro con Philip Di Salvo, accademico esperto di giornalismo, giornalista e membro del comitato direttivo del DIG Festival, moderato dalla giornalista Natascia Bandecchi.
Lunedì 4 maggio 2026, ore 20.00, Auditorium USI a Lugano (via Giuseppe Buffi 13). Ingresso libero.
Sesta giornata sull’applicazione delle buone pratiche in Ticino
Diritti Umani e vulnerabilità
Lugano, sabato 13 dicembre 2025 Università della Svizzera italiana (USI), Auditorium – 8.30
Programma
8.30 – Accoglienza partecipanti
9.00 – Apertura della giornata con i saluti IDUSI, Dr. iur. Micol Ferrario e Fondazione Diritti Umani, Prof. Dr. iur. h.c. Paolo Bernasconi
9.30 – Vision pour une loi tessinoise contre la discrimination Piattaforma Svizzera dei Diritti Umani, Tarek Naguib, giurista
10.00 – Proiezioni e discriminazioni multiple in Svizzera Istituzione Svizzera per i Diritti Umani, Laura Knöpfel, antropologa legale
10.30 – Polizia e comunità migranti: impatti delle pratiche di controllo e del racial profiling Amnesty International, Alicia Giraudel, giurista e ricercatrice
11.00 – Eredità traumatiche: intrecci tra traumi personali, collettivi e intergenerazionali Servizio per l’Aiuto alle Vittime di reati, Paola Iametti, psicologa
11.30 – Pausa
11.45 – Tavola rotonda – Ospiti
Moderatrice: Natascia Bandecchi, giornalista
Federico Bettini, Fondazione Azione Posti Liberi Vincenza Guarnaccia, Zonaprotetta Giulia Valsangiacomo, Servizio per l’Aiuto alle Vittime di reati Alicia Giraudel, Amnesty international
“Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona”
Articolo 3, Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, 10 dicembre 1948
Amnesty International, Film Festival Diritti Umani Lugano (FFDUL) e Fondazione Diritti Umani Lugano ricordano insieme la Giornata internazionale dei Diritti Umani, 10 dicembre, invitando alla visione di un documentario intenso che porta lo spettatore a confrontarsi direttamente con la realtà vissuta quotidianamente dalla popolazione palestinese nella Striscia di Gaza.
“Put your soul on your hand and walk” , già inserito nel programma del Film Festival Diritti Umani 2025 e riproposto al pubblico in occasione di questa giornata dedicata alla promozione dei diritti fondamentali, nasce dalla necessità urgente per la regista franco-iraniana Sepideh Farsi di dare una voce a chi vive e fa vivere Gaza, affinché potessero essere loro a raccontare l’impatto del genocidio in corso sulla quotidianità.
Per un anno, a partire dall’aprile 2024, la regista comunica con la 24enne fotografa palestinese Fatma Hassona. Farsi documenta la nascita di questa amicizia filmando le videochiamate, attese con ansia e trepidazione da entrambe le protagoniste. Perché se per Sepideh gli occhi di Fatma sono una finestra aperta su Gaza, per Fatma il dialogo con Sepideh è un fondamentale collegamento con il mondo oltre Gaza, che la giovane donna sogna di poter scoprire un giorno.
Le due donne condividono con il pubblico il video-diario della loro amicizia, segnato dal rumore di droni, aerei e bombardamenti e dall’energia vitale di Fatma, solo in parte intaccata da difficoltà quotidiane, stanchezza e fame. Un anno di guerra, certo, ma anche di sorrisi, vita e resilienza di Fatma e della popolazione di Gaza martoriata. Fatma è stata uccisa insieme a 6 membri della sua famiglia da un attacco israeliano che il 16 aprile 2025 ha colpito la loro casa. Il giorno prima, nella loro ultima chiamata, Sepideh Farsi le annunciava che il documentario era stato selezionato per il Festival di Cannes, invitandola ad essere lì con lei per presentarlo al mondo.
“Put your soul on your hand and walk” (Francia, Palestina, Iran, 2025, 115’)è un film necessario, urgente, che non ha attualmente distribuzione sul nostro territorio. Un’opera che rimane nel cuore e nella mente, insieme alla risata di Fatma. Nella Giornata internazionale dei Diritti Umani, questo documentario esorta a chiedere rispetto e giustizia per tutte le vittime civili dei conflitti che scuotono il mondo.
Partecipano: Paolo Bernasconi, Vanni Bianconi, Michela Trisconi
Tavola rotonda moderata dal giornalista Nicola Lüönd per chiarire come volontariato, quadro giuridico e dinamiche migratorie contribuiscano, insieme, alla costruzione contemporanea della pace.
Vi informiamo che mercoledì 19 novembre alle ore 18:00, presso la Biblioteca cantonale di Bellinzona, in collaborazione con Castelli in aria, si terrà la presentazione del nostro libro a cura di Giacomo Müller,
«Una voce per i diritti umani. Cinquant’anni di Amnesty International in Ticino».
In allegato trovate il volantino dell’evento.
Sarà inoltre presente una bancarella con le petizioni da far firmare.
Insieme contro la violenza sulle donne – 25 novembre
Bellinzona/Lugano, 10 novembre 2025 – Sensibilizzare e far riflettere il pubblico sulle diverse espressioni della violenza contro le donne: nasce con questo intento il progetto artistico al cuore delle attività promosse da Amnesty International e Fondazione Diritti Umani Lugano in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, 25 novembre, e della campagna internazionale “16 giorni di attivismo contro la violenza sulle donne”.
Grazie alla creatività impegnata delle artiste Francesca Sanfilippo e Claudia Cantoni le parole e i pensieri di donne vittime di violenza prendono spazio e corpo all’interno della Corte del Municipio di Bellinzona, dove dal 22 al 25 novembre 2025 tra le 9.30 e le 16:30 sarà possibile scoprire l’installazione immersiva “La voce della violenza”.
L’opera affronta il tema del femminicidio, della memoria collettiva e della denuncia simbolica, mettendo in scena diversi elementi evocativi di situazioni unite da un drammatico filo rosso: la violenza di genere e le sue diverse manifestazioni. Abiti femminili disposti a terra come corpi senza vita delineati dal nastro adesivo rosso, a sottolineare che ci si trova in presenza di un crimine, incarnano le vittime in modo concreto e tangibile. Disposte sugli abiti, delle pietre segnate da impronte rosse evocano la lapidazione in tutta la sua brutalità e nel suo profondo impatto sulla memoria sociale. L’ambiente è completato da una “tappeto sonoro” che raccoglie risposte alla domanda “Cosa pensi della violenza sulle donne?” fatte di echi, respiri e silenzi. L’installazione prende vita nell’interazione con il pubblico: avvicinandosi alle 8 figure a terra, chi visita l’opera avvia un secondo elemento sonoro: testimonianze reali di donne che, in Ticino, hanno vissuto sulla propria pelle una violenza fisica e/o psicologica (nota: le testimonianze sono lette da terze persone a tutela dell’anonimato).
“L’installazione nasce dal nostro bisogno – di donne, artiste e cittadine – di fare qualcosa di concreto per sostenere le vittime e dar loro voce. Fare della nostra creazione artistica uno strumento di sensibilizzazione, trasformazione e supporto tangibile in risposta a una problematica urgente, che riguarda la società nel suo intero,” spiegano le creatrici dell’installazione Claudia Cantoni e Francesca Sanfilippo.
Chi visiterà l’opera avrà la possibilità di fare un gesto concreto a sostegno delle donne: attraverso il proprio progetto artistico Claudia Cantoni e Francesca Sanfilippo promuovono una raccolta fondi i cui proventi saranno destinati a due realtà cruciali per la protezione delle donne vittime di violenza in Ticino: La Casa delle Donne di Lugano e Casa Armónia.
Venerdì 21 novembre 2025, tra le 14.30 e le 17 avranno la possibilità di visionare l’opera ancora in corso di installazione nella Corte del Municipio di Bellinzona e di incontrare chi promuove questa iniziativa. Formulario per annunciarsi
Biografie delle artiste
Claudia Cantoni è una pittrice italo-svizzera, vive e lavora nel Cantone Ticino. Si è formata in arti grafiche e illustrazione all’Istituto Europeo di Design a Milano e in Archeologia classica presso il King’s College di Londra. Il suo lavoro è spinto dalla necessità di ricercare il proprio ruolo di artista nella società di oggi. L’artista stabilisce una relazione intima con i diversi modi comunicativi fondandosi con altre esperienze e altri media, rivelando la necessità di volersi confrontare coinvolgendo altre persone e il loro vissuto. Tra i suoi progetti recenti, Art for the Global Goals (2018/19) ricerca orientata sul piano delle sostenibilità sociale, economica e ambientale. Betulle, un’installazione-performance due volte insignita del Premio Lorenzo il Magnifico alla tredicesima Biennale di Firenze (2021). Art&science (2023) progetto raccolta fondi per la ricerca sulle malattie neurodegenerative in Svizzera e il progetto Act now! For the future (2025) sul movimento di resistenza civile nonviolenta per il clima in Svizzera. Claudia Cantoni ha lavorato come illustratrice freelance a Milano e ha insegnato tecniche di rendering, figura e teoria del colore presso l’Art Center College Europe di Vevey e il Politecnico del Design di Milano. Ha realizzato murales per privati e per Istituzioni religiose a Milano e Mauritius. Da dieci anni espone regolarmente in Svizzera, Regno Unito, Germania e Italia.
Visionaria artista e designer multidisciplinare, Francesca Sanfilippo fonde arte, tecnologia ed eco-sostenibilità, creando esperienze immersive che uniscono narrazione visiva, media interattivi e impatto sociale. Attiva dal 2001, ha esplorato illustrazione, animazione, fotografia e performance, firmando mostre come Essenza Coreutica (2007), Dry Water (2013), The Sound of Recycling (2023), Respectful Boundaries (2023) e Connessione Natura (2024).
Con un Master in Interaction Design alla SUPSI, affianca alla ricerca artistica l’impegno civico e sociale, affrontando temi come il cambiamento climatico, la sostenibilità e i diritti delle donne. Dal 2019 arricchisce la scena artistica svizzera con opere che stimolano dialogo consapevolezza e responsabilità collettiva.
L’installazione “La voce della violenza” nasce dalla simbiosi creativa tra Claudia Cantoni e Francesca Sanfilippo, un incontro in cui linguaggi diversi si intrecciano in un’unica voce.
Claudia, con la sua ricerca sulla materia e sul gesto come forme di resistenza emotiva e sociale, dialoga con l’approccio di Francesca, che unisce tecnologia e linguaggio visivo per dare vita a opere eco-sostenibili e narrative. Insieme, trasformano valori condivisi e un profondo impegno sociale in un’esperienza immersiva che intreccia memoria, denuncia e speranza.
Questo sito utilizza i cookies per offrirti un'esperienza di navigazione migliore. Usando il nostro servizio accetti l'impiego di cookie in accordo con la nostra cookie policy. Leggi tuttoAcetta
Privacy & Cookies Policy
Privacy Overview
This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.