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Settimana contro il razzismo 2022 3

Settimana contro il razzismo 2022

In occasione della Settimana d’azione contro il razzismo l’Università della Svizzera italiana, in collaborazione con Amnesty International, Fondazione Diritti Umani e Film Festival Diritti Umani Lugano, ospiterà la mostra itinerante “Razzismo e discriminazione”, una tavola rotonda intitolata “Antirazzisti si nasce. Razzisti si diventa. Razzismo e antirazzismo in Ticino” e la proiezione del film “Dove bisogna Stare”.

Attorno al 21 marzo, ogni anno in diversi Cantoni ha luogo la Settimana contro il razzismo, tradizionalmente costellata di diverse manifestazioni che ricordano l’importanza della lotta al razzismo e della prevenzione della discriminazione razziale. Nell’ambito del progetto culturale Convergenza e distanza promosso dalla Facoltà di comunicazione, cultura e società, l’USI ha previsto alcuni momenti di approfondimento:

  • Dal 18 al 28 marzo 2022 il foyer dell’Aula Magna USI ospiterà la mostra itinerante “Razzismo e discriminazione”, realizzata dagli studenti del corso di grafica del Centro Scolastico per le Industrie Artistiche (CSIA) e composta da disegni, manifesti, testi e riflessioni sul tema.
     
  • Lunedì 21 marzo 2022, dalle 18.00 alle 19.30, presso l’Aula Magna USI si terrà la tavola rotonda aperta al pubblico “Antirazzisti si nasce. Razzisti si diventa. Razzismo e antirazzismo in Ticino” moderata da Luca M. Visconti, Decano della Facoltà di comunicazione, cultura e società dell’USI, con la partecipazione di:
    • Michela Trisconi, Delegata cantonale all’integrazione degli stranieri; 
    • Jolanta Drzewiecka, Professoressa straordinaria di critical intercultural communication all’USI;
    • Henry Siqueira Antropologo e giornalista freelance; 
    • Gabriela Giuria, Responsabile sviluppo progetti della Fondazione Diritti Umani; 
    • Aldo Sofia, Giornalista;
    • Chiara Guerzoni, Responsabile dell’educazione ai diritti umani e dell’attivismo di Amnesty International;
    • Sonja Hildebrand, Prorettrice alle Pari Opportunità dell’USI;

Maggiori informazioni sulla Tavola Rotonda si trovano sulla pagina dell’evento visibile qui

  • Lunedì 28 marzo 2022, presso l’Aula Magna, a conclusione della mostra, l’USI invita alla proiezione del film-documentario “Dove bisogna stare”, regia di Daniele Gaglianone e Stefano Collizzolli.

Maggiori informazioni sul docu-film si trovano sulla pagina dell’evento visibile qui

Ricordiamo inoltre che, a partire dalla primavera del 2022, la Goren Monti Ferrari Foundation istituirà, con il sostegno dell’Università della Svizzera Italiana, un apposito Osservatorio destinato a ricevere e registrare gli episodi antisemiti nella Svizzera di lingua italiana. Tali episodi saranno poi trasmessi alla FSCI e confluiranno nel rapporto sull’antisemitismo 2022.


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20.03.2022 - Di sabbia e di vento

20.03.2022 – Di sabbia e di vento

Spettacolo teatrale

domenica
20/03/2022

ore

18:00

luogo

Teatro Foce, Lugano

DISCRIMINAZIONE DI GENERE E DISPARITÀ TRA I SESSI. Due modi diversi per provare a definire quello che da sempre è davanti agli occhi di tutti. Da Giovanna d’Arco, passando per Camille Claudel, per arrivare fino ai giorni nostri; nel progredito XXI secolo dove il desiderio di maternità può costare ad una donna la perdita del posto di lavoro. Ma anche, e sopratutto, la storia di tre donne che lottano, a distanza di secoli, per la propria autostima. La storia di tre donne che vogliono considerarsi, e che sono, “unlimited”, senza limiti!

Drammaturgia Marco Filatori
Regia Luca Ligato
Con Alessandro Baito e Laura Negretti
Scene e Piano Luci Armando Vairo
Direttore Tecnico Donato Rella
Produzione Teatro in Mostra

Età: dai 14 anni.
Durata: 70 minuti.
Prezzo: 10.- fr. (5 fr. studenti e AVS). Biglietti in prevendita su biglietteria.ch.


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10 e 16 marzo 2022 – Proiezione del film INDIANARA

10 e 16 marzo 2022 – Proiezione del film INDIANARA

Iniziative, manifestazioni, eventi per favorire un dialogo sul tema del genere.

Documentario

Un film di Aude Chevalier-Beaumer e Marcelo Barbosa, Brasile, Durata: 84 minuti
Versione: in brasiliano con sottotitoli in italiano e in inglese.

Indianara, rivoluzionaria bigger-than-life, conduce con il suo gruppo la lotta per la sopravvivenza delle persone transgender in Brasile.
Realizzato durante la tumultuosa presidenza di Michel Temer, nel periodo in cui Marielle Franco venne uccisa a sangue freddo, Indianara offre il ritratto di una donna incredibile, una specie di Gena Rowlands incapace di accettare un «no» come risposta e in grado di prendersi cura dell’umanità e della decenza per tutti. Un ritratto della condizione sociale di una comunità emarginata dalla società, che lotta contro l’intolleranza sullo sfondo del Brasile attuale.

giovedì 10/03/2022 ore 20:30 Multisala Teatro/Mignon/Ciak, Mendrisio
mercoledì 16/03/2022 ore 20:40 Cinema Otello, Ascona

Dopo la proiezione del film, segue un dialogo tra Gabriela Giuria, responsabile sviluppo progetti Fondazione Diritti Umani, e l’attivista queer Chiara Spata, ricercatrice indipendente di studi di genere.

Prezzo biglietto: per tutti CHF 12.-
Età consigliata: da 12 anni


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Campagna contro la violenza sulle donne

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne 2021

In Svizzera si stima che il 40% delle donne subisce o ha subito violenza fisica o psicologica nel corso della sua vita. In occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne 2021, Amnesty International, il gruppo DAISI (Donne Amnesty International della Svizzera Italiana) e Fondazione Diritti Umani Lugano, in collaborazione con Zonta Club Locarno, lanciano un’azione di sensibilizzazione rivolta a tutta la popolazione.

In occasione del 25 novembre a dare visibilità all’azione “Non ci siamo tutte, manca…” contribuiranno in particolare l’Associazione Commercianti ed Artigiani di Minusio (ACAM), gli spazi de LaFilanda a Mendrisio e le corse del Trenino Turistico di Lugano. La lista dei commerci coinvolti nell’azione è disponibile qui.

Campagna internazionale

L’azione si inserisce nella campagna internazionale promossa dalle Nazioni Unite, i 16 giorni di attivismo contro la violenza sulle donne. Il periodo tra il 25 novembre e il 10 dicembre è stato scelto per creare un fil rouge tra la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne e quella dedicata ai Diritti Umani (10 dicembre): grazie all’importante mobilitazione e al coinvolgimento dell’opinione pubblica si vuole provocare una presa di coscienza collettiva e un’azione concreta per affrontare questo problema endemico. Dal 1991 il colore arancione – simbolo di un futuro luminoso, senza violenza sulle donne – caratterizza le attività di questi 16 giorni di attivismo. 

“Non ci siamo tutte, manca….”

I commerci che sostengono l’azione espongono nella vetrina del proprio negozio un manifesto sul quale figura il volto anonimo di una donna, accompagnato dallo slogan “Non ci siamo tutte, manca… manca mia mamma / la mia amica / mia sorella / la mia vicina / la mia collega” (immagine: vedi intestazione comunicato). Il manifesto è declinato in 5 versioni per ricordare simbolicamente la cliente che quel giorno non può esserci, perché relegata in casa a causa di una violenza fisica e/o psicologica o perché ospedalizzata o addirittura uccisa durante un episodio di violenza.

Sul manifesto figura un QRcode dal quale poter scaricare diverse informazioni, in particolare i contatti utili per le vittime di violenza. Le stesse informazioni saranno disponibili anche sotto forma di segnalibro che i commercianti potranno mettere discretamente a disposizione della clientela.

Per dare visibilità al tema le organizzazioni chiedono anche un piccolo e semplice gesto alle cittadine e ai cittadini che possono postare sui propri profili social immagini o selfies scattati accanto al manifesto, indicando il nome del negozio, la città in cui si trovano e gli hashtag #25NoV e #NonCiSiamoTutte.

Violenza contro le donne in Svizzera e in Ticino

Nel 2021 in Svizzera sono 25 le vittime di femminicidio (dato all’8 novembre 2021, fonte Stop Femizid). Una cifra che potrebbe essere molto più alta poiché ben 9 donne sono sopravvissute a un tentativo di femminicidio.

Nel 2020 nel nostro paese 28 persone sono decedute per le conseguenze di una violenza domestica: 11 vittime erano donne morte a seguito di violenza perpetrata dal partner attuale o di un ex, 9 vittime erano bambini uccisi da uno dei due genitori (dati Ufficio federale di Statistica).[1]

Secondo i dati della Polizia cantonale, nel 2020 in Ticino gli interventi degli agenti per episodi di violenza domestica hanno conosciuto un leggero aumento, passando dai 1.042 casi del 2019 ai 1.103 del 2020.[2] Nel 2020 in Ticino si è registrato un femminicidio. Nel 2021 Stop Femizid recensisce 2 femminicidi (Breganzona e Bellinzona) e un tentativo (Solduno).

[1] https://www.bfs.admin.ch/bfs/fr/home/statistiques/criminalite-droit-penal/police/violencedomestique.assetdetail.16484105.html

[1] https://www.cdt.ch/ticino/politica/violenza-domestica-piu-segnalazioni-alla-poliziaLJ3865782

Contatti

Gabriela Giuria, Fondazione Diritti Umani, 079 444 42 81

Sarah Rusconi, Amnesty International, 079 689 54 13


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31 marzo: ANTEPRIMA di “Algoritmocrazia”, con Sabina Guzzanti e David Bidussa

31 marzo: ANTEPRIMA di “Algoritmocrazia”, con Sabina Guzzanti e David Bidussa

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Il 31 marzo, alle 18.30, si alza il sipario sulla sesta edizione del Festival dei Diritti Umani grazie a un’anteprima in live streaming. Dal talk con David Bidussa e Sabina Guzzanti alla proiezione del documentario “1984” di Orwell vs “Un Mondo Nuovo” di Huxley: un’occasione per confrontarsi sull’impatto che le nuove tecnologie – dai software per il riconoscimento facciale alle app usate quotidianamente – hanno sulle nostre vite e sui diritti umani.

La tecnologia ha sempre condizionato il nostro modo di vivere, ma mai con la travolgente velocità degli ultimi anni, proponendo scenari inediti sul controllo sociale, sulla libertà di scelta, sulla sicurezza. Ovvero sui nostri diritti.

A questo macro tema e alle tante riflessioni a esso legate è dedicato il prossimo Festival dei Diritti Umani – in programma dal 21 al 23 aprile 2021 – di cui sarà svelata qualche anticipazione il 31 marzo, dalle 18.30 alle 19.30, con un’anteprima in diretta streaming.

«Perché fantasticare su un futuro distopico quando lo stiamo vivendo? Gli algoritmi che regolano i social sanno tutto di noi. L’Intelligenza Artificiale raggiunge frontiere inesplorate nella medicina, ma “big data” non sta fermando la pandemia», sottolinea il direttore del Festival dei Diritti Umani Danilo De Biasio. «Il prossimo Festival dei Diritti Umani si intitolerà Algoritmocrazia e si domanderà se l’intelligenza artificiale stia riducendo o ampliando i nostri diritti. Il futuro da sempre affascina gli scrittori e i migliori lo usano come schermo per parlare del presente: nell’anteprima del 31 marzo partiremo da due di loro, George Orwell e Aldous Huxley che, nel periodo dei totalitarismi, hanno descritto un’umanità sotto rigido controllo. Un controllo così simile a quello che, ieri come oggi, molti accettano come inevitabile».

Un tema che nell’anteprima di FDU del 31 marzo affronteremo insieme allo storico delle idee David Bidussa e all’attrice e scrittrice Sabina Guzzanti.

“1984 di George Orwell VS Il Mondo Nuovo di Aldous Huxley” – Still del film

In occasione di questa preview, inoltre, per tutta la giornata – dalle h. 8 del mattino fino alle h. 24 – sarà trasmesso, in collaborazione conARTE.tv, il film francese 1984” di Orwell vs “Un Mondo Nuovo” di Huxley – Distopie e deriva totalitaria della società dei registi Caroline Benarrosh e Philippe Calderon.

Sono stati scritti oltre 70 anni fa, eppure 1984 di George Orwell e Il Mondo Nuovo di Aldous Huxley sono terribilmente attuali: sorveglianza digitale, manipolazione delle notizie, schedatura di massa, dipendenza da antidepressivi. Questo documentario ripercorre le vicende dei due autori, con le loro personalità conflittuali e al tempo stesso accomunate dalla letteratura e dalla sete di libertà.

“Tavoli” di Studio Azzurro

Film e foto sono sempre stati al centro del Festival dei Diritti Umani: nell’anteprima Antonio Prata svelerà i titoli scelti e Leonardo Brogioni fornirà un assaggio degli autori individuati, a partire da Studio Azzurro. Sarà una cronistoria del percorso artistico di una delle realtà più importanti e longeve nel panorama delle arti visive italiano e internazionale. Un’occasione per parlare dell’avvento delle tecnologie digitali alla fine degli Anni 80 con le sue nuove potenzialità espressive, il confronto con dati e metadati, le caratteristiche della narrazione contemporanea, il ruolo dell’artista in un’epoca invasa dalle immagini e le nuove tendenze di una ricerca artistica basata sull’interattività con il fruitore. L’intervista completa sarà disponibile nei giorni del Festival dei Diritti Umani.

Il Festival dei Diritti Umani si terrà dal 21 al 23 aprile. Ruoterà come sempre intorno a dibattiticollegamenti con studenti e insegnanti che hanno risposto da tutt’Italia alla chiamata del Festival, interviste in esclusiva, film e fotografia.

E ci sono anche corpose novità.

Il Festival sarà online anche per il 2021 – con base operativa all’Arci Bellezza di Milano per sostenere i luoghi di aggregazione, cultura e spettacolo fortemente provati dalla pandemia – ma questa volta, prima novità, userà una propria piattaforma di streaming, sviluppata con il supporto di OpenDDB – Distribuzioni dal Basso, per una più efficace fruizione. Talkdocumentari, intervistemostre fotografiche transiteranno, infatti, da festivaldirittiumani.stream.

Con FDU2021 saranno esplorati – altra novità – nuovi linguaggi attraverso videogame e fumetti, due ambiti fortemente intrecciati con l’intelligenza artificiale. E, nell’anno del loro boom, non potevano mancare i podcast: il Festival ha prodotto 10 podcast su altrettante importanti figure di difensori dei diritti umani, e gli studenti hanno risposto realizzandone altri, individuando i loro eroi per i diritti umani.

Fonte: https://festivaldirittiumani.it/31-marzo-anteprima-di-algoritmocrazia-con-sabina-guzzanti-e-david-bidussa/


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Un progetto sociale di sensibilizzazione contro la violenza delle parole 2

Un progetto sociale di sensibilizzazione contro la violenza delle parole

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Il potere delle parole: commuovono, uniscono, scaldano il cuore. Oppure feriscono, offendono, allontanano.
In Rete, spesso l’aggressività domina tra tweet, post, status e stories.
È vero che i social media sono luoghi virtuali, ma è vero che le persone che vi si incontrano sono reali, e che le conseguenze sono reali.
Per questo oggi, specie in Rete, dobbiamo stare attenti a come usiamo le parole.

Parole O_Stili nasce dall’entusiasmo di circa 300 professionisti, della comunicazione d’impresa e della comunicazione politica, influencer, blogger, a cui in seguito si sono aggiunti molti insegnanti, studenti, imprenditori, professionisti…
Sono persone diverse, accomunate dalla volontà di rendere la Rete un luogo meno violento, più rispettoso e civile.
Ognuno si impegna a contrastare i linguaggi d’odio in Rete e lo fa aderendo al Manifesto della comunicazione non ostile.

I punti principali del Manifesto sono:

  1. Virtuale è reale: Dico o scrivo solo cose che ho il coraggio di dire di persona
  2. Si è ciò che si comunica: le parole che scelgo raccontano la personal che sono: mi rappresentano
  3. Le parole danno forma al pensiero: mi prendo tutto il tempo necessario a esprimere al meglio quel che penso
  4. Prima di parlare bisogna ascoltare: nessuno ha sempre ragione, neanche io. Ascolto con onestà e apertura.
  5. Le parole sono un ponte: scelgo le parole per comprendere, farmi capire, avvicinarmi agli altri.
  6. Le parole hanno conseguenze: So che ogni mia parola può avere conseguenze, piccole o grandi.
  7. Condividere è una responsabilità: condivido testi e immagini solo dopo averli letti, valutati, compresi.
  8. Le idee si possono discutere. Le persone si devono rispettare: non trasformo chi sostiene opinioni che non condivido in un nemico da annientare
  9. Gli insulti non sono argomenti: non accetto insulti e aggressività, nemmeno a favore della mia tesi.
  10. Anche il silenzio comunica: quando la scelta migliore è tacere, taccio.

Fonte:https://paroleostili.it


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Discriminazione razziale in Svizzera 1

Discriminazione razziale in Svizzera

RAPPORTO DEL SERVIZIO PER LA LOTTA AL RAZZISMO 2018

La discriminazione razziale può manifestarsi nelle forme più svariate ed è quindi molto difficile da rilevare. Soltanto incrociando i dati di più fonti è possibile averne un quadro. Il quarto rapporto «Discriminazione razziale in Svizzera» del Servizio per la lotta al razzismo, riferito al periodo 2017-2018, analizza i dati attualmente disponibili e presenta le misure di lotta al razzismo adottate dagli organi statali e da attori della società civile. Opera di riferimento per specialisti e persone altrimenti interessate, il rapporto è uno strumento per il monitoraggio a lungo termine della discriminazione razziale in Svizzera.

Per l’analisi sono stati presi in considerazione i risultati dell’ultima indagine sulla Convivenza in Svizzera (CiS) dell’Ufficio federale di statistica (UST), i dati statistici rilevati per determinati gruppi della popolazione in riferimento ai più importanti ambiti della vita (indicatori dell’integrazione ecc.), i dati registrati nell’attività di consulenza e i dati raccolti sulle sentenze dei tribunali.

L’analisi mostra tendenze e documenta la sistematicità della discriminazione. – I valori della CiS sono stabili, ma a un livello elevato: un terzo degli interpellati si sente infastidito dalla presenza di persone che percepisce come «diverse». Gli atteggiamenti negativi più diffusi sono quelli contro i musulmani.

D’altra parte, però, il razzismo è percepito come problema sociale serio e un terzo degli interpellati ritiene che sia necessario fare di più per combatterlo. – I giovani si sentono discriminati particolarmente spesso – nel quadro dell’indagine CiS, la quota dei 15- 24enni che dichiarano di aver subito discriminazioni negli ultimi cinque anni è nettamente cresciuta rispetto al 2016, passando dal 28 all’attuale 38 per cento. Se i giovani siano effettivamente discriminati più spesso, andrebbe verificato; è però certo che hanno una percezione più acuta della discriminazione razziale.

La discriminazione razziale è presente in tutti gli ambiti della vita. Il presente rapporto descrive dettagliatamente la situazione ambito per ambito. – Casi di discriminazione sono segnalati con particolare frequenza nella ricerca di un posto di lavoro e nella quotidianità lavorativa. Da anni è questo l’ambito in cui si registra il maggior numero di casi di consulenza. Poiché il mondo del lavoro è considerato il più importante motore dell’integrazione, le discriminazioni subite nel contesto professionale feriscono profondamente e inducono spesso a cercare consiglio.

Alla discriminazione razziale nei media e in Internet è dedicato per la prima volta un capitolo a parte. In Internet i discorsi d’odio razziale hanno raggiunto dimensioni qualitative e degli interpellati hanno dichiarato di essere stati personalmente vittima di discriminazione.

I risultati dell’indagine danno un quadro delle tendenze degli atteggiamenti e della discriminazione vissuta in prima persona, ma sulla discriminazione strutturale permettono solo conclusioni limitate. È quindi a maggior ragione importante confrontare i dati dell’indagine CiS con dati che diano indicazioni su disparità sistematiche tra i diversi gruppi della popolazione. Soltanto combinando i risultati dell’indagine CiS con i dati registrati dai consultori e i dati statistici rilevati in diversi ambiti della vita (indicatori dell’integrazione dell’UST, risultati di ricerche specifiche) si possono definire tendenze e provare fenomeni di discriminazione sistematica.

Leggi il Rapporto completo:  Rapporto «Discriminazione razziale in Svizzera 2018»( 02.09.2019)


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Pari opportunità

Pari opportunità

Nonostante gli sforzi delle istituzioni e l’evoluzione della società, la parità nella vita professionale ed accademica è ancora lontana. Ci sono tuttavia enti e progetti volti a promuovere le pari opportunità e ad aiutare in caso di problemi.

Situazione in Svizzera

Art. 3 della Legge federale sulla parità dei sessi LPar

«Nei rapporti di lavoro, uomini e donne non devono essere pregiudicati né direttamente né indirettamente a causa del loro sesso, segnatamente con riferimento allo stato civile, alla situazione familiare o a una gravidanza.»

Nonostante la LPar sia entrata in vigore nel 1996, la strada verso la parità nel mondo del lavoro è ancora lunga. Ecco le cifre più recenti secondo l’UFU e l’USTAT (dati del 2016):

  • Sei donne su dieci attive professionalmente lavorano a tempo parziale, mentre lo stesso vale solo per due uomini su dieci.
  • Lo scarto salariale è ancora abbastanza importante: nel settore privato una donna guadagna in media il 19,6% in meno rispetto ad un collega uomo, mentre nel settore pubblico lo scarto è del 16,7%.
  • C’è una forte sottorappresentazione delle donne tra i quadri: solo il 3% della direzione e il 4% del consiglio di amministrazione delle imprese svizzere quotate in borsa è composto da donne.
  • La divisione per settore al momento della scelta degli studi universitari è ancora abbastanza marcata (ad es. il 69,4% delle persone che studiano scienze tecniche sono di sesso maschile, mentre nelle scienze sociali e umane sono solo il 29,4%).

Pari opportunità nella vita accademica

La maggior parte delle scuole universitarie svizzere offre servizi di consulenza specializzati in questioni legate alla parità. Mediante misure quali la «politica di genere», le scuole universitarie auspicano di attuare un sistema organizzativo equo e garantire le pari opportunità tra donne e uomini, sia tra studenti sia tra insegnanti.
I dati di contatto delle persone responsabili delle pari opportunità nelle scuole universitarie sono disponibili su gendercampus.ch.

Gran parte delle scuole universitarie pubblica sul proprio sito informazioni inerenti alle pari opportunità: ad esempio, i siti dell’USI (usi.ch) e della SUPSI (supsi.ch) contengono indirizzi, spiegazioni sulle misure adottate e altre informazioni utili. 

Discriminazione e molestie sessuali

Discriminazioni

Se ci si rende conto di stare subendo una discriminazione salariale o a livello professionale a causa del proprio genere, è possibile seguire questi passi:

  • informarsi: www.ebg.admin.ch offre informazioni sulla parità salariale;
  • cercare una soluzione parlandone con il proprio o la propria superiore oppure, se possibile, con la persona responsabile delle pari opportunità all’interno dell’azienda;
  • qualora non si dovesse trovare una soluzione, è possibile rivolgersi a specialisti: consultori, associazioni del personale, sindacati, uffici di conciliazione;
  • in casi gravi è anche possibile avviare una procedura giudiziaria: la procedura davanti a un tribunale cantonale è gratuita, ma non le prestazioni dello studio legale. Durante la procedura e nei sei mesi successivi è garantita la protezione contro il licenziamento pronunciato per ritorsione.

Molestie sessuali

Le molestie sessuali sono comportamenti indesiderati di carattere sessuale che ledono la dignità della persona. Possono provenire da singoli individui o da gruppi (mobbing). A compiere le molestie sessuali possono essere collaboratori e collaboratrici, datori e datrici, partner o clientela.

Esistono diversi tipi di molestia sessuale:

  • commenti sessisti e osservazioni allusive;
  • contatti fisici indesiderati, coazione sessuale o violenza carnale;
  • materiale pornografico nei luoghi di lavoro;
  • abuso di una posizione di potere (ad es. nei confronti di subordinati) per ottenere prestazioni sessuali in cambio di favori o con minacce;
  • persecuzione.

In caso di molestie sessuali, le procedure da seguire sono le stesse che in caso di discriminazioni. Per ulteriori informazioni sull’argomento e sui passi da prendere, si vedano i seguenti siti:

Link utili

In Svizzera ci sono diversi enti o progetti che promuovono la parità nel mondo del lavoro o che sono a disposizione per consulenze o in caso di problemi che possono verificarsi durante la scelta professionale o una volta entrati nel mondo del lavoro (discriminazioni, molestie, ecc.):

Fonte: https://www.orientamento.ch/dyn/show/124596


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Tutti gli esseri umani sono uguali davanti alla legge. E gli altri?

Tutti gli esseri umani sono uguali davanti alla legge. E gli altri?

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Il 2 novembre 2020 la Fondazione ha preso parte alla Conferenza organizzata congiuntamente dalla Piattaforma delle ONG svizzere per i Diritti Umani e dal Centro di Competenza svizzero per i Diritti Umani (CSDH) dal titolo Tutti gli essere umani sono uguali davanti alla legge. E gli altri?

Di seguito una sintesi degli argomenti trattati.

Il titolo della Conferenza afferma qualcosa che è evidentemente sancito sia in ognuna delle convenzioni internazionali sui diritti umani che nelle Costituzioni federali e cantonali. Tuttavia, questo principio di protezione contro la discriminazione è lontano dal riflettere la realtà in Svizzera. Il titolo si conclude quindi con la domanda “E gli altri?”. Nel nostro paese, la discriminazione è davvero la sorte quotidiana di molte persone. Quali sono le questioni più importanti relative alle strutture federali e all’attuale sistema giuridico? Chi sono le prime vittime della discriminazione, specialmente quella multipla? Come possiamo lavorare insieme per dare nuova vita al nostro impegno per rafforzare la protezione contro la discriminazione in Svizzera?

Uno stato di cose deludente: è tempo di adottare una visione intersezionale

Come spiega l’avvocato e responsabile del progetto CSDH Reto Locher nel suo rapporto, praticamente nessun progresso legislativo è stato fatto dal 2015. Al massimo, si possono notare alcuni progressi per quanto riguarda i diritti delle persone LGBTI. In alcuni casi è a livello cantonale che si possono osservare dei miglioramenti. Per esempio il cantone di Basilea Città ha esteso l’ambito di competenza della sua Divisione per l’uguaglianza alle questioni LGBTI. Un incoraggiamento viene dal fatto che la pressione degli attori della società civile sui responsabili politici sta aumentando. Tuttavia, la mancanza di dati sulla discriminazione in Svizzera è un grosso ostacolo.

Nella sua presentazione Serena O. Dankwa, antropologa sociale, ricercatrice di genere e co-direttrice in carica dell’Organizzazione Lesbica Svizzera (LOS), evidenzia i punti di convergenza tra intersezionalità e discriminazione multipla. Definisce l’intersezionalità come uno strumento per analizzare la complessità del mondo, degli esseri umani e delle loro esperienze. In effetti, la disuguaglianza sociale, la condizione umana e l’organizzazione del potere all’interno di una società sono più facili da cogliere quando l’analisi non si limita a un singolo asse di differenza, come la razza (razzismo), il genere, la classe sociale, l’orientamento sessuale, lo status di residenza, l’età o la disabilità. L’intersezionalità sottolinea la simultaneità di diversi assi di differenza sociale, che possono rafforzarsi o attenuarsi a vicenda. Serena Dankwa mostra che questo approccio multidimensionale permette di analizzare il diverso trattamento di individui o gruppi all’interno di una società sotto forma di privilegi o discriminazioni. Rivela gruppi le cui esperienze rimangono invisibili alla società e mette in evidenza come i movimenti e le pratiche politiche contribuiscono a trascurare le relazioni intersezionali di dominazione e oppressione. L’invito è quello di adottare un approccio dal basso verso l’alto per la protezione contro la discriminazione e basare la nostra azione sulle esperienze delle persone che affrontano molteplici barriere e forme di violenza. Per gli individui ai margini della società, è spesso essenziale avere spazi che permettano loro di scoprire le loro molteplici appartenenze, di connettersi e, su questa base, di responsabilizzarsi. I centri di consulenza e le organizzazioni per i diritti umani possono aiutare a creare tali spazi, ma possono anche agire come un freno alla creazione di tali spazi. A questo proposito, è fondamentale non ridurre gli emarginati a una categoria o a uno status di vittima, ma riconoscere che essi hanno anche una certa quantità di conoscenze e prospettive che spesso non sono disponibili per coloro che sono privilegiati.

È tempo di lavorare insieme, anche per un regime generale di protezione contro la discriminazione.

Tarek Naguib, avvocato, è ricercatore e professore di diritto all’Università di Scienze Applicate di Zurigo (ZHAW), specializzato in diritto antidiscriminatorio, afferma che lo status inferiore ancora accordato a certi individui – un’eredità del razzismo – si manifesta anche nella legge sull’immigrazione, che distingue tra cittadini stranieri e nazionali. Tarek Naguib si concentra così sul problema del razzismo istituzionalizzato, una questione che, a suo avviso, è trascurata anche dai ricercatori svizzeri. Secondo il professore, la ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite contro il razzismo nel 1994 e ciò che ne è seguito, cioè l’inclusione della norma contro la discriminazione razziale nel codice penale, è il più grande passo avanti finora in questo campo. Tuttavia, questa disposizione ha anche contribuito a limitare il concetto di discriminazione razziale. Tarek Naguib sottolinea che la società civile è responsabile dei grandi successi attuali nella lotta contro la discriminazione. Ora è giunto il momento che diversi movimenti e organizzazioni con diverse missioni lavorino fianco a fianco in un approccio collettivo. Muoversi in questa direzione permetterebbe al movimento per il clima, al movimento femminista e ai movimenti antirazzisti, in particolare quelli guidati dalle giovani generazioni, di ancorare ulteriormente l’intersezionalità nel loro pensiero. Secondo Tarek Naguib, dobbiamo unire le forze se vogliamo contrastare la perdita di visibilità e di importanza dei diritti umani in campo sociale, climatico e delle migrazioni.

Tra l’altro, l’avvocato Claudia Kaufmann, nella sua analisi del federalismo, nota che non è raro che un cantone o una città siano pionieri in un particolare ambito di uguaglianza e antidiscriminazione in Svizzera prima che la Confederazione si occupi della questione.  Secondo Claudia Kaufmann, è importante che il concetto di dignità umana riacquisti un posto centrale nel dibattito pubblico e riceva un’attenzione speciale per il suo ruolo unificante. A questo proposito, è sempre necessario concentrarsi sui diritti umani economici e sociali. Questo obiettivo è attualmente perseguito attraverso la promozione di un’istituzione nazionale per i diritti umani con una solida spina dorsale, un ampio mandato e risorse sufficienti a garantire la continuazione degli sforzi per proteggere dalla discriminazione.

Stephan Bernard, un avvocato e mediatore che si batte per i diritti fondamentali e umani, ci invita, in qualsiasi prospettiva intersezionale, a tenere presente la dimensione economica della discriminazione, che è spesso di primaria importanza nella nostra società dove tutto è soggetto alla logica capitalista. Mentre la legge si sta dimostrando un mezzo efficace per affrontare e combattere la discriminazione, l’approccio legale da solo non è sufficiente: sono necessarie diverse strategie, strategie collettive.

Per concludere, è essenziale che ci atteniamo a un progetto universale comune mentre continuiamo la nostra azione nelle diverse aree tematiche. A questo proposito, ciò include l’adozione di un regime generale di protezione contro la discriminazione a livello federale, ma anche lo sfruttamento del potenziale offerto dalla struttura federalista per presentare e incoraggiare buone pratiche legislative, giurisprudenziali e istituzionali nei cantoni e nei comuni. La cooperazione attraverso le frontiere linguistiche non è ancora sufficientemente consolidata. Chiaramente, è essenziale integrare più sistematicamente i mezzi legali utilizzati, in particolare a livello strategico, le attività di advocacy rivolte alle istituzioni politiche. Nel quadro di un approccio inclusivo e intersezionale, è quindi essenziale mettere costantemente al centro delle riflessioni le persone più deboli e vulnerabili, vittime di discriminazioni multiple. I diritti umani sono universali e indivisibili: nessuno deve essere escluso.

Fonte: https://www.humanrights.ch/fr/plateforme-ong/conferences-anuelles/colloque


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16 giorni di attivismo contro la violenza di genere 25 novembre – 10 dicembre 2020 2

16 giorni di attivismo contro la violenza di genere 25 novembre – 10 dicembre 2020

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Conosciuta come la 16 Days Campaign‘, la campagna 16 giorni di attivismo contro la violenza di genere promossa dalle Nazioni Unite viene sostenuta da cittadini e organizzazioni in tutto il mondo per promuovere la prevenzione e l’eliminazione della violenza contro le donne e le ragazze.

In vista del 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, DAISI (gruppo Donne Amnesty International della Svizzera Italiana) e la Fondazione Diritti Umani uniscono le proprie forze e aderiscono a questa campagna internazionale per dire NO alla violenza di genere.

Mettete anche voi la faccia per dire “Io dico NO! alla violenza sulle donne“: inviateci i vostri selfie taggando @DonneAmnestySvizzera, cambiate la vostra immagine di profilo Facebook e Twitter, usate l’hashtag #25NoV.

Sarà un’azione incentrata sulla sensibilizzazione e sulla necessità di un impegno per mettere in luce il fenomeno e attuare misure per prevenirlo e contrastarlo.

La campagna 16 giorni di attivismo contro la violenza di genere è un’importante opportunità per evidenziare il problema della violenza di genere, promuovere l’uguaglianza, la non discriminazione e il rispetto dei diritti umani.

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Per informazioni o richieste di interviste:
Gabriela Giuria Tasville, Fondazione Diritti Umani Lugano
079 444 42 81g.giuria@fondazionedirittiumani.ch

https://www.facebook.com/DonneAmnestySvizzera

https://www.fondazionedirittiumani.ch/

Si può anche aderire alla campagna delle Nazioni Unite, condividendo fotografie, video e messaggi su:
facebook.com/SayNO.UNiTE e twitter.com/SayNO_UNiTE e usando gli hashtag #orangetheworld e #16days.


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